Il tesoro europeo dei prodotti Dop: 75 miliardi di valore, l’Italia copre il 20 per cento

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Il tesoro europeo dei prodotti Dop: 75 miliardi di valore, l’Italia copre il 20 per cento

La Francia è il primo colosso, grazie soprattutto al vino. Invece il menu tricolore di origine controllata è più trasversale: dalla mozzarella ai pomodori, ma soprattutto sono marchi del Nord

Un calice di prosecco, due fette di prosciutto di Parma, un tocco di grana e una manciata di pomodori Pachino. Oppure, foie gras e camembert innaffiati con lo champagne. Wurstel e birra bavarese. Queso manchego e un bicchiere di Rioja. Ma si può anche mescolare tutto e uscirsene con un menu di queso e canard, irrobustiti da un Dolcetto: c’è solo da scegliere. Sull’high-tech, l’Europa è in ritardo. Ma la proprietà intellettuale non è solo brevetti di software e cellulari. E’ anche un Irish whiskey o un cartoccio di olive di Kalamata. Tutta roba Dop, denominazione di origine protetta, il risultato finale di una miscela unica di aria, terra e sapienza contadina. E, in questo campo, l’Europa non è seconda a nessuno, né intende diventarlo: nei 32 accordi commerciali che Bruxelles ha firmato in giro per il mondo, la difesa e l’esclusiva dei marchi Dop è sempre la premessa accanitamente sorvegliata. Perché è un tesoro di tutto rispetto: le vendite di prodotti doc o a Indicazione geografica protetta valgono vendite per quasi 75 miliardi di euro l’anno, di cui 15 miliardi di esportazioni extra Ue.

Le etichette Dop europee sono più di 3 mila fra vini, formaggi, salumi, alcoolici e cibi assortiti e sono la parte pregiata della produzione agricola della Ue, anche se ne rappresentano solo il 7 per cento del valore totale. Ma una quota doppia – oltre il 15 per cento – delle esportazioni agricole. La qualità, insomma, paga: un rapporto appena pubblicato dalla Commissione Ue valuta che i prodotti a etichetta garantita spuntino un prezzo doppio rispetto alla concorrenza ordinaria. Il grosso sono vini, quasi la metà degli euro incassati. Un po’ più di un terzo roba da mangiare, dai pomodori, alle olive, ai formaggi. Il 13 per cento, alcoolici, ma, con tutto il rispetto per cognac e prosecco, al prossimo 31 dicembre, consumata la Brexit, l’uscita di scena del whiskey scozzese darà un duro colpo ai 10 miliardi di euro che oggi la Ue totalizza sul mercato dei robusti cicchetti.

I giganti del Dop sono Italia e Francia che, da sole, coprono oltre metà delle vendite di marchi protetti. La quota di maggior peso è quella della Francia, con un fatturato Dop che supera i 26 miliardi di euro, anche se, rispetto al totale delle vendite di marchi protetti europei, è passata dal 37,8 per cento del 2010 al 34,8 per cento del 2017. La parte del leone nel Dop francese la fa però il vino che, dal Bordeaux al Borgogna, vale da solo quasi 20 miliardi di euro: il resto si spartisce, quasi in parti uguali, fra formaggi e superalcoolici.

Di questo mercato di pregio, l’Italia copre oltre il 20 per cento, con solo una lieve flessione rispetto al 2010. La differenza con la Francia è nel maggior equilibrio fra i prodotti. Mentre il Dop transalpino è, per l’85 per cento, vino o cognac, in Italia il vino supera appena la metà. Il 45 per cento del fatturato Dop italiano è fatto di formaggi, prosciutto, salumi, pomodori, un ampio ventaglio di prodotti agricoli: dal radicchio rosso di Treviso alla mozzarella di bufala campana, dai capperi delle Isole Eolie alle mele annurche. Anche qui, il Mezzogiorno sconta un ritardo: il grosso dei marchi registrati è al Nord.
In questo mercato top arriva terza la Germania, con l’11 per cento del fatturato del settore, in larga misura grazie alla birra (che non viene considerata negli alcoolici, ma nei prodotti agricoli), anche se non mancano i crauti del Reno e la senape di Dusseldorf. Quarta la Spagna, con l’8 per cento, visto che il 10 per cento britannico se ne andrà con la Brexit: i vini, ma anche le cozze di Galizia, le pere di Jumilla, le lenticchie di Tierra de Campo, oltre, ovviamente, allo Jamòn Serrano. E poi la Grecia, con il feta, le olive, ma anche lo zafferano, il miele e i fagioli di Rodi. Ognuno, comunque, ha il suo mucchietto di fiches: gli olandesi il formaggio, i polacchi la vodka, il Lussemburgo il burro rosa.

Tratto da: repubblica.it/economia/rubriche/eurobarometro/2020/05/16/news/il_tesoro_europeo_dei_prodotti_dop_75_miliardi_di_valore_l_italia_copre_il_20_per_cento-256788646/

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